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Testo tratto dal libro
"Dalla terra alla città moderna"
di Stefano Zozzolotto
La Valbruna
Sembra che l'urbanizzazione
della Valbruna sia stata per i signori di Spilimbergo una specie di
prova generale di quella operazione, di certo più in grande stile, che
avrebbero messo in atto per il livellamento del Borgo Nuovo, con
l'adozione della tipica disposizione "a spina di pesce" delle contrade,
che permetteva evidentemente una altissima densità edilizia. Si deve
notare però che la collina sulla quale è sorta questa borgata,
presentando dimensioni molto più ridotte e costrette rispetto a quella
del Borgo Nuovo stesso, ha portato i proprietari ad optare per una
soluzione parziale, invero altrettanto conveniente e redditizia.
L'accesso in Valbruna,
specie di promontorio (mucula) circondato su tre lati da rive
degradanti (costituite dal fossale del Macello, da quello di Mezzo e
dalle rive del Tagliamento), agli inizi dell'ottocento poteva avvenire
dal Corso, fiancheggiando la roggia sul lato est,o dal ponte di via
Galilei, ovvero da via Ri pida. (nota: dal
lato sud era possibile arrivare in Valbruna salendo dal "Fossal"
-l'odierna via di Mezzo, che portava anche al Tagliamento attraverso la
porta omonima- stretto canale naturale che delimitava il Borgo Vecchio
sul lato nord e lo separava dalla Valbruna stessa. Il Fossal, come
altri elementi fisici costituiti dalle rive del Tagliamento dalle
stesse caratteristiche, ha segnato e guidato il disegno del paese che
cresceva , definendone
naturalmente i limiti estremi, che poi dovevano
essere protetti dalle cinte murarie). Ogni ulteriore
collegamento carraio con la parte nord del paese era interdetto dalle
tre ruote che azionavano le macine del "Molin de la Valbruna" e dalla
roggia che era ancora a cielo aperto.
Attraversando il ponte sulla
roggia era comunque possibile, sotto il portico di casa Carlini,
imboccare Vicolo Speranza e quindi gli "Stretti" che costeggiavano le
mura fino alla parte nord di via Cisternini (nota: alla fine
degli Stretti esisteva in pratica solo il Convento di Sopra, non
essendo ancora stato bonificato il Barbacane, non erano ancora stati
costruiti gli edifici delle caserme e della latteria), e
dunque arrivare fino a Via Cinta di Sopra.
Fulcro di tutto il Borgo
della "Vallebruna"era il Palazzo di Sopra,recentemente restaurato, e
delle sue pertinenze, site sul lato
opposto della piazzetta Tiepolo (nota: quest'ultima schiera
di edifici è stata alienata con orti
e cortili alla famiglia Zavagno. Vale la pena soffermarsi nella
descrizione dell'edificio stretto e lungo che, fino all'Ottocento,
aveva ospitato la piccola guarnigione, al soldo dei conti, che
piantonava il Palazzo di Sopra e quindi la caserma della Guardia di
Finanza. La costruzione constava di due piani fuori terra: il piano
inferiore del lato nord era adibito a stalla ed il relativo primo piano
ospitava le camerate della truppa. La parte sud presentava finiture
molto più raffinate, in quanto era abitata dagli ufficiali. Tutte le
travi e le tavole del tetto erano istoriate da preziosi disegni e così
pure alcune parti esterne dell'edificio: quasi tutti questi particolari
dovevano andare persi in occasione dei lavori di sopraelevazione della
costruzione)Questo piacevole slargo era definito sul lato
sud dall'edificio, attualmente di proprietà Frigimelica, il cui annesso
rustico doveva essere costruito all'angolo con la via Ripida nella
prima metà dell'Ottocento, in quanto compare nella mappa del catasto
austriaco, ma non in quello napoleonico. La Valbruna, come tutti i
borghi del paese era servito da una derivazione della roggia, che nel
caso specifico era detto "Agadoria", che alimentava anche la fontana
pubblica di quella parte di paese.
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